Il Boxer e il bambino: una diade perfetta

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Il titolo originale del testo è quello che segue, ho volutamente finto di sbagliare sostituendo la parola "cane" con "boxer", ma conoscendo le qualità caratteriali del boxer e sapendo quanto, nella grande maggioranza dei casi,siano perfetti con i bambini, non ho resistito alla tentazione!!Imbarazzato

 

Il Bambino ed il cane:
UNA DIADE PER LO SVILUPPO MATURO DELLA PERSONALITA' INFANTILE

Dr. Fernando Ferrauti


L’essere umano vive la sua esistenza racchiuso inconsapevolmente all'interno di una diade i cui elementi sono la vita e la morte - I nostri atti significativamente espressi dal conflitto derivante dagli elementi apparentemente antinomici di questa diade ed i fantasmi dell’inconscio rappresentano l'angoscia della vittoria dell’uno sull'altro, quando malauguratamente uno dovesse prevalere e l’altro soccombere il senso della vita sarebbe irrimediabilmente perso. L’elemento fondante la sana vita psichica deve pertanto essere considerato il movimento, perpetuamente, nell’arco della vita, espresso dall’energia prodotta da questo.
Diade dinamica, poiché solo dalla dinamicità dei suoi elementi proviene il bisogno di conoscere, esplorare, vivere liberamente in sintonia con le cose.
Avere un cane e considerarlo un uomo significa decretarne la morte, parimenti considerarlo un oggetto porta la stessa identica fine.
In effetti l’antropomorfizzazione e la oggettualizzazione rappresentano i rischi maggiori per la vita sana del cane, più del rapporto ottimale nell’equilibrio fra calcio e fosforo, ma anche per il suo compagno umano i rischi sono concreti, i rischi di perdere la possibilità di vivere una esperienza unica, di grande arricchimento emotivo, culturale ed affettivo che solo da un rapporto di reciproco rispetto e considerazione, di reale libertà di azione può provenire.
Una diade quella fra uomo e cane che per tenersi viva deve essere costantemente dinamica, evolutiva, deve esprimere una.“INCONTRAZIONE”, un rapporto ove nel rispetto delle singole specificità la vita possa fluire liberamente poiché liberamente scelta.
Un cucciolo separato dalla madre, ha in comune con il bambino la dipendenza dall’adulto per la sua sopravvivenza nei primissimi mesi di vita. Ma se il cucciolo uomo per l’evoluzione della propria specie, sarà destinato a mantenere a lungo la propria dipendenza dal supporto genitoriale, il compagno cane, con la sua spinta all’autonomia, per un ciclo di vita più breve, preme perché il cucciolo di uomo si appropri della sua indipendenza.
Decidere di avere un bambino non é decidere di adottare un cane, ma per entrambi é vitale che la loro venuta trovi prima spazio nell’IO dell’adulto, poiché per entrambi non vi è spazio di sopravvivenza nel reale, se non vi é già spazio nel mentale di chi se ne assume la responsabilità della cura. Avere un figlio e adottare per lui un cane é un impegno estremamente complesso e faticoso, ma alla lunga un’esperienza di grande arricchimento emotivo.
La brevità del ciclo vitale di un cane, rispetto alla vita dell’uomo, esplica nella vita di quest’ultimo più di ogni altro animale, per i risvolti relazionali della loro interazione, il processo della vita, dalla nascita alla morte.
Il bambino che cresce con un cane assumerà nella relazione, via via che cresce con lui ruoli diversi contentandosi di essere genitore quando il cane sarà piccolo e bisognoso di cure, coetaneo nell’infanzia di entrambi, figlio nell’essere presente alla sessualità adulta nella procreazione dell’animale e nelle cure rivolte ad esso nella inesorabile decadenza della vecchiaia. La separazione dovuta del cane, infine pur rimanendo un elemento dolorosamente luttuoso nell’esperienza vitale del bambino, preludio di altri distacchi e separazioni nel corso della vita di questi, rappresenta però un importante banco di prova. Nella realtà triste di questo evento, più di tutti gli altri vissuti con il proprio cane, il bambino imparerà ad affrontare nel suo piccolo immenso dolore, le prove grandi che la vita gli presenterà. Imparerà ad accettare da questo, sia la ricchezza emozionale della gioia, quanto quella formativa del dolore inevitabilmente legato all’assenza della vita stessa quando è vissuta pienamente.
Ogni età del bambino può essere arricchita dalla presenza di un cane, proprio per le infinite sfumature di significato che questo può assumere per lui, in qualsiasi momento della sua crescita. Nella primissima infanzia, il cucciolo d’uomo e il cucciolo di cane, nella similarità dei loro bisogni, percorrono quell’antica fase dello sviluppo fllogenetico dell’uomo, quando carponi, come un bambino, vagava nella savana, forse già seguito dall’amico cane.
Quando il bambino é piccolissimo spesso gioca ripetutamente al lancio degli oggetti cercando di padroneggiare con ciò, nella scomparsa e nella susseguente riapparizione di questi, il concetto profondo dell’assenza.
E’ questa una delle prime acquisizioni simboliche.Al posto della madre c’é l’idea di questa, che a volte può essere presente, a volte no, proprio per le esigenze fortuite della realtà. Questo gioco ritmico di cui il bambino prende possesso, ha il significato di fargli controllare, a livello di costruzione interna, l’immagine stabile della madre, anche quando non c’é: se qualcosa scompare alla vista, prima o poi ritorna sempre.
E’ un gioco di costruzioni, speranze e aspettative certe, affidate ad un oggetto simbolico, che sta al posto di un altro più importante a livello vitale.
Spesso l’adulto non capisce questo gioco e si stanca di raccogliere gli oggetti, così quando é possibile, li lega ad un filo perché tirandoli il bambino possa recuperarli. Nel cane, invece, vi é il codice minestico della caccia, relativo al comportamento adatto per la sua sopravvivenza, fissato nel gioco del lancio di un oggetto, che il cane quasi sempre si appresta a recuperare. Non a caso é uno dei primi giochi sfruttati negli addestramenti praticati con i cuccioli, che hanno anche loro un periodo di estrema permeabilità all’apprendimento, passato il quale é difficile educarli.
Cucciolo d’uomo e cucciolo di cane, si trovano in questo stadio, su un livello di comunicazione analogica, complementare. Il bambino ha bisogno di lanciare, ma non é in grado sempre di poter recuperare l’oggetto che ha lanciato. Il cane ha bisogno di imparare a prendere un oggetto in movimento, in base all’istinto atavico di recupero della preda. Allora entrambi hanno bisogno, per cimentarsi in queste attività importanti a livello cognitivo, pur nella diversità di specie, di qualcuno che avvii e mantenga la relazione. In questo caso si compensano l’un l’altro.
L’addestramento di cani d’allevamento, prevede per questa abilità una serie di accorgimenti tecnici da parte dell’allevatore: ripetere l’esercizio, rinforzano spesso variarlo per fissare l’apprendimento del cane in modo sempre più elaborato e duraturo.
Ma se un cane gioca con un bambino piccolo che gli getta dal seggiolone continuamente la sua pallina, o gliela butta lontano quando cammina a gattone, il loro rinforzo sarà reciproco dettato solo dalla voglia di giocare assieme. L’andare ed il tornare indietro gioioso del cane, sarà meglio del gioco del “rocchetto”, nel far padroneggiare al bambino il senso dell’assenza, a cui seguirà sempre una festosa presenza, al posto di un adulto stanco di raccogliere continuamente lo stesso oggetto.
Un bambino inoltre cambia e varia un gioco spontaneamente, perché oltre alla voglia di esercitarsi in un’abilità, ha anche voglia di esplorare, proprio per i processi cognitivi di assimilazione e di accomodamento degli schemi operativi di questo periodo di crescita. Il cane d’altro canto, ha voglia di imparare. Non c’é nessuna volontà crescente nelle regole del gioco che il bambino propone ed il cane apprende, ma solo il loro grande, divertito affiatamento.
Anche la permanenza dell’oggetto nel bambino piccolo potrà fissarsi più celermente, attraverso il cane. Infatti questo anticipa le traiettorie degli oggetti caduti e nascosti momentaneamente alla vista, grazie al comportamento di stanamento della preda, che nei cuccioli ha ancora, però, una valenza ludica.
Spesso i bambini che sanno già camminare si trascinano dietro un giocattolo legato ad una cordicella. E’ come se, all’esplosione emozionale della scoperta della deambulazione sopraggiungesse la consapevolezza di essere separati, soli.
Il gioco, ancora una volta, rappresenta una simbolizzazione di uno stato d’animo, formazione di compromesso tra l’essere indipendenti, camminare, e il rimanere in qualche modo legati. E’ l’identificazione proiettiva della propria separazione dalla madre.
Il bambino, desiderando mantenere il legame precedente che aveva con lei, trascina un oggetto al cui capo estremo sta attaccato egli stesso. E’ l’appagamento allucinatorio del desiderio nel gioco. Anche il cane si porta al guinzaglio, ma é vivo. Tira la fune, punta le zampe quando non vuol camminare, segue il padrone, corre in avanti oltrepassandolo, costringendolo ad allungare il passo. Questo esser vivo del cane, che non è un oggetto inerte che sta sempre solo dietro o che si lancia pesantemente a volte in avanti, ma che spesso precede o si allontana, proietta nel bambino l’immagine di un’altra possibilità: l’esplorazione, l’autonomia.
Se casualmente lascia andare il guinzaglio, o l’animale lo strappa di mano al bambino, il cane corre in avanti libero, felice salta e torna indietro scodinzolando per essere stato liberato. Invita, con il suo andirivieni, alla corsa, al gioco, alla competizione. Con questo suo andare e venire toglie al bambino la paura del distacco. La corda invisibile che lo lega all’immagine mentale della madre, diventa un lungo elastico che, flettendosi sempre di più, a poco a poco si rompe. Separazione senza guinzaglio, non é abbandono, ma cambiamento, è camminare a fianco, andare avanti, poter tornare indietro, rincorrersi, acchiapparsi, non perdersi.
Il cane svolge pienamente la sua funzione di elemento transizionale, legandosi affettivamente ad esse il bambino sente continue certezze e rassicurazioni che gli permettono di spingersi, fisicamente e mentalmente avanti, di andare oltre, rassicurandosi, esorcizzando la paura dell’ignoto, rinforzando il suo Io con la certezza della presenza dell’altro. I rischi che l’elemento transizionale si trasformi in feticcio affettivo sono sostanzialmente nulli proprio per le caratteristiche di continua dinamicità e movimento.
Il bambino ed il cane vivono la loro separazione e individuazione insieme, in un gioco degli specchi ove la loro immagine viene rimandata rovesciata e deformata, proposta al confronto ed alla verifica del proprio giudizio e del giudizio dell’altro. Inesorabilmente più semplice e più rapido nel cane questo processo, doloroso ed esaltante ma pieno di incognite nel bambino, ambedue correlano il loro prendere forma e peculiarità.
C’è in un bambino e in un cucciolo la capacità, innata di riconoscersi come dei piccoli, senza pericolo di fusioni identificative per il bambino. I ruoli che ciascuno svolge all’interno del contesto di vita sono delineati già nelle posizioni assunte da entrambi nello spazio.
Anche se il bambino a volte scende a quattro zampe e il cane si alza sulle due gambe, é solo una situazione momentanea, è una regressione che rende flessibili i ruoli nell’interazione, ma entrambi sono consapevoli sempre delle regole “é solo un gioco in cui ciascuno fa finta che
la diversità dei contesti dell’espletamento delle funzioni vitali e le loro modalità di esecuzione sottolineano le differenze e inoltre allontanano il pericolo di confusioni d’identità nel bambino.
Il bambino, anche piccolissimo, riconosce nel cane, inoltre, l’elemento percettivo inconfondibile della coda, come attributo di diversità. E’ divertito quando vede il cane usare la zampa come mano, nell’aprire le porte o porgendola come un saluto. Ciò significa che il bambino è consapevole e della coda come segno dell’animalità del cane, e della mano come attributo della propria specie, anche quando non sa di appartenere alla specie degli umani.
Li distinguono inoltre le manifestazioni delle emozioni con gli schemi comportamentali corrispondenti, che entrambi sanno interpretare e riconoscere, ma il bambino presto si accorge che il cane anche se scodinzola di gioia, non potrà mai sorridere.
Anche le leggi dei rituali di ciascuna area interessata, alimentare, escretoria e i cicli di veglia e sonno, segnano per entrambi le regole degli imperativi della realtà sociale a cui devono tutte e due rispondere, e che per la loro diversità li aiutano a contraddistinguersi.
La formazione del super Io passa attraverso queste fasi, negli atti legati alle funzioni vitali. Ciascuno dei due, se vuole vivere bene nel contesto sociale che gli accoglie, deve introproiettare queste abilità nel modo, nel luogo e nel momento opportuno che viene loro richiesto.
La paura di perdere l’amore dell’oggetto da cui dipendono, a causa delle disobbedienze e dei piccoli incidenti di percorso, sono comuni.
Piuttosto la differenza sta nel fatto che il cane non sa che se non si adegua alle leggi della convivenza con gli umani, potrà essere abbandonato; mentre il bambino, non sa, che se non si adegua presto, non sarà, per questo, abbandonato.
I cani però a volte mostrano una certa consapevolezza quando commettono una disobbedienza: abbassano coda e orecchie strisciando a pancia a terra, come a scusarsi, intuendo quale destino potrebbe piombargli addosso.
Il bambino, invece é più indifeso perché nessuna rassicurazione d’amore da parte dei suoi genitori, a volte può distoglierlo dal terrore irrealistico, legato alla storia della formazione del super Io, di perdere l’amore dell’oggetto. La tolleranza per il cane, può fungere allora da rassicurazione indiretta per il bambino, se nel corso dell’educazione, specie quella sfinterica ci sono dei piccoli incidenti. Il cane, che é già adulto, quando il cucciolo di uomo è diventato bambino o ragazzo, con la sua legittima sessualità, vicina all’esperienza immediata di questo, ma lontana dai fantasmi edipici per le evidenti diversità di specie, permette al ragazzo, di riflesso, l’accoglimento e l’accettazione della sessualità dei genitori, oltre alla nascita di eventuali fratelli. La speranza di divenire presto adulti sembrerà più vicina e meno irreale alla psiche del bambino vedendo il proprio cane divenire adulto nel pieno senso della parola, più che guardando i propri genitori. 11 passare del tempo, per un bambino, infatti è ancora una percezione soggettiva, e la lontananza generazionale dei genitori, li-realmente, appare incolmabile. Il problema, forse, sarà più per il cane, combattuto tra due amori, la lealtà per il suo piccolo amico rimasto indietro, e la cagnolina della porta accanto. Ma per fortuna, per il piccolo amico, c’é la scuola, i coetanei, i compiti e i cartoni animati che salvano il cane da un amore troppo dipendente. Lo svolgersi delle tappe sociali dell’uno preme per la realizzazione di quelle dell’altro. Tutto questo, nell’eventualità che il bambino cresca fin da piccolissimo con un cane. Ma uno dei momenti migliori per l’adozione di un cane, é proprio in concomitanza della nascita di un fratello. Il senso d’esclusione, che il bambino prova in questo frangente, é compensato dall’investimento affettivo riversato su di un cucciolo.
Il cane diventa specchio per le identificazioni del bambino; allevando un cucciolo, questi gioca a fare la parte del genitore, ora impegnato con un altro bambino. Il cagnolino diventa la proiezione di se stesso, con l’appagamento, attraverso questo delle richieste d’affetto che vorrebbe per se. Attraverso i cambiamenti dell’età del cane, si accorgerà anche che le cure dei genitori, rivolte all’altro bambino non lo escludono dal loro amore, ma che il rapporto con loro cambia, come cambia il suo con quello del cane.
Capirà che ogni età della vita esige un modo diverso di dare e di ricevere amore, e che non è stato mai abbandonato, come lui non ha mai abbandonato il suo cane.
Le emozioni tattili che offre un cucciolo sono legate alle sensazioni di calore, morbidezza e alle posture che questo assume. Quando é preso in braccio, il cane, come il bambino allattato al seno, si accomoda tremante nascondendosi e rannicchiandosi nelle pieghe del corpo dell’altro. Cercando, a sua volta, il sostituto della propria madre, stimola nel ragazzo sentimenti di protezione, che infonderanno sicurezza in se stesso e nelle proprie capacità. Tutto questo nel momento stesso in cui il ragazzo é più bisognoso di un riconoscimento emotivo d’affetto da parte di chi ama.
Da protetto, il cane, nell’arco di pochi mesi. diventa per il ragazzo il fedele custode. Se il cane dapprima dava sicurezza al ragazzo, per il senso di protezione che infondeva, la sicurezza che il cane da ora al ragazzo, ha una sfumatura diversa. Le parti si sono invertite e il cane é il difensore di tutti i nemici dell’immaginario del ragazzo. E’ interlocutore fidato, il compagno senza parola che raccoglie i suoi segreti, l’alleato fedele senza paura che lo accompagna nelle avventure esplorative.
Portare il cane a spasso é un modo di attirare l’attenzione dei propri coetanei, é un occasione per farsi degli amici. Il cane é quel magnifico trofeo fallico da mostrare per essere invidiati, anche per il rapporto privilegiato che questi ha con lui. L’aggressività del ragazzo si sposta nell’immaginario, sul cane, con la fantasia che potrà attaccare chi gli fa del male. La fantasia di avere il potere di comandare il cane si accompagna all’intima soddisfazione di essere clementi, e di richiamarlo dopo che il nemico, che questo ha minacciato per difenderlo, ha scongiurato umilmente perdono.
La possibilità di attirare l’attenzione tra i pari, attraverso il suo cane, distoglie ancora di più il ragazzo dagli invischiamenti nei confronti dei rapporti genitoriali, proiettandolo verso la generazione della sua età, con cui sarà destinato a vivere gran parte della sua vita, una volta diventato adulto.
Infine, uno dei regali più belli che fa un cane divenuto grande al suo padrone rimasto piccolo, é che anche se é cresciuto e diventato un adulto, non disimpara a giocare. Questo lo accompagna ancora alle soglie della fine della sua infanzia, che segnano invece l’inizio della propria decadenza.
L’identificazione, l’empatia, la proiezione sul cane di parti di se, specie quelle cattive, nella animalità di questo, fanno da filtro proiettivo, al bambino mentre diventa ragazzo.
La possibilità del cucciolo di uomo di svolgere ruoli diversi, che il cane gli rimanda attraverso le tappe del suo ciclo vitale, rende flessibile la sua capacità d’adattamento, in vista del più importante gioco della vita.
Questo esercizio é vitale, se si pensa che le patologie più gravi degli adulti spesso dipendono dalla rigidità d’assunzione di ruoli o dall’incapacità di passare velocemente da un ruolo all’altro, all’interno di contesti vari, ma contemporanei nel tempo.
Attraverso il cane passa anche la relazione dell’adulto con il bambino, di cui l’animale è tramite e mediatore. L’adulto oltre a svolgere il ruolo d’istanza legislativa di realtà, offre il supporto necessario alla diade cane-bambino. Fungendo da supporto dell’Io di quest’ultimo, nell’alternarsi dei cicli dell’animale, potrà imparare a sua volta a fare il genitore, potrà spiegare meglio al bambino la libertà, l’amore, il coraggio, il senso della onestà, la ricerca della conoscenza, il rispetto degli altri e di se stesso, potrà spiegare meglio la necessità di non sprecare una briciola del tempo a noi assegnato, potrà spiegare meglio a vivere pienamente senza accontentarsi dell’elemosina degli eventi, serenamente senza fermarsi, e non aver paura della solitudine che rimane comunque la compagna più cara, a stimarsi senza esaltarsi, a vivere il pericolo perché è indispensabile se si vuole nascere e morire ogni giorno per rendere più vera l’esistenza, potrà in sostanza spiegare meglio la vita, letta nel riflesso umido degli occhi di un cane.