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boxer bianco con pedigree |
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Aug 09, 2004 at 09:30 AM |
Giugno 2005 - Pare che L'ENCI abbia deciso di applicare una vecchia normativa FCI, in questo caso il Boxer bianco avrà il pedigree
Giugno 2005 - Pare che L'ENCI abbia deciso di applicare una vecchia normativa FCI, in questo caso il Boxer bianco avrà il pedigree. | Cos’è il pedigree?
è un certificato d'iscrizione ai libri ufficiali dell'anagrafe canina italiana -gestiti dall'ENCI- dal quale risultano: il numero d'iscrizione del cane; i dati anagrafici del cane : razza nome sesso data di nascita colore del mantello tatuaggio e/o microchip genealogia,
l'allevatore; i nominativi d'eventuali nuovi proprietari.
Molti anni fa la FCI emanava una normativa in cui anche ai cani che presentino dei colori di pelo indesiderati viene concesso il pedigree, a patto che sul certificato vi sia stampato a chiare lettere “divieto alla riproduzione”. Questo ordinamento fu applicato dagli Enti Cinofili di svariati Paesi ma non in Italia dall’ENCI; pare che d’ora in avanti l’ENCI applicherà la disposizione della FCI. Rimane invariato il fatto che il Boxer bianco non è incluso nello Standard della razza; nello Standard sono inseriti i colori fulvo e tigrato, le macchie bianche sono concesse fino ad un terzo della superficie totale del corpo. Il futuro proprietario deve quindi sapere che il Boxer bianco, anche se nato da genitori fulvi o tigrati, non può essere utilizzato in allevamento e non può partecipare alle esposizioni di bellezza, poiché non soddisfa le condizioni imposte dallo Standard. Riconoscere un certificato genealogico con il divieto di riproduzione al boxer bianco non è affatto preoccupante per la salute della razza, l’importante è aver conoscenza e coscienza del limite. Mi auguro quindi che questo pedigree, seppur marchiato con un divieto, non diventi uno dei soliti mezzi per far soldi. Sicuramente i fans del boxer integro (coda e orecchie integre) replicheranno immediatamente che non è inserito nello Standard nemmeno il boxer amputato, ma una grossa differenza c’è! infatti è proprio la FCI (Federazione Cinologica Internazionale) che con una normativa ad hoc consente all’allevatore residente in un Paese non proibizionista di non applicare lo Standard in questo specifico caso, ma solo in questo caso!
La redazione
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