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Geografia psicologica PDF  | Print |
Aug 10, 2005 at 06:31 PM
Vivere con un cane non basta per sapere tutto di lui!
Il conoscere un cane passa anche per altre vie.

�E� il mio cane so tutto di lui�. E� la prima frase che si sente dire da un proprietario . Da qui possono nascere delle �relazioni pericolose�.
Solo se il neo-proprietario di un cane avr� l�umilt� di apprendere, aiutato da chi di cani ne capisce qualcosa veramente, potr� insegnare in modo corretto al proprio cane e quindi superare tutte le tappe dell�evoluzione di un cane da cucciolo a cane adulto

Nella stragrande maggioranza dei casi si possono evitare piccoli errori che poi si ripercuotono sul carattere del cane adulto anche solo leggendo libri e articoli di accertato valore, come per esempio
�Il Cane Utile� di Pietro Scanziani.
Meglio di altri sappiamo che nulla pu� sostituire un libro. Gli studi dell�autore, l�amore e la creativit� non possono essere sostituiti da nessuno strumento multimediale. Attraverso il nostro sito ci auguriamo solo di essere utili, per questo motivo abbiamo tratto dal capitolo 2 di �il Cane Utile� edito da Edizioni Pan � Roma �La Geografia psicologica� . Siamo fortunati ad aver avuto fra i cinofili un uomo come Pietro Stanziami, mentre ringraziamo l�autore ormai scomparso, invitiamo tutti ad acquistare, se ancora reperibile, questo splendido volume.
Barbara Baravelli


Capitolo 2 �Geografia psicologica�


L�istinto � In questo libro parleremo poco o nulla dell�istinto, perch� questa parola � un facile paravento, dietro il quale si celano ogni sorta di cose. E� una parola confusa e confusionaria. Noi abbiamo bisogno di vedere chiaro e lontano e quindi liquidiamo l�articolo. Secondo Maurizio Thomas l�istinto sarebbe �la conoscenza innata ed ereditaria di un piano di vita specifico� . L�ape che esegue perfettamente il suo compito � considerata da molti studiosi come un animale esclusivamente istintivo e Bergson crede che la sua coscienza sia confusa e appannata come un nostro sogno, abbia insomma una vita senza individualit�, guidata da forze ed intelligenze esteriori.

Mi sono sempre chiesto come Bergson possa essere tanto categorico nel definire �addormentato� il vivere delle formiche e delle termiti. Forse ch�� riuscito ad abbandonare la propria individualit� d�uomo per penetrare in quella dell�ape? In ogni caso � certo che il cane � una creatura che non solo ha una forte individualit�, ma anche una forte personalit�. Possiede degli �Istinti� ma non ne � succube passivo. Per esperienza comune si sa che il cane domina �Istinti� forti ed impellenti: � capace infatti di trattenere i bisogni corporali anche violenti pur di non sporcare la casa del padrone; � capace di vincere l�istinto di inseguire la preda al semplice ordine; sovente � capace perfino di dominare l�istinto sessuale. Se ha degli istinti , essi non sono per� ineluttabilmente determinati d�ogni sua azione.

Nell�addestramento non si tratter� dunque per noi di approfittare della forza di taluni istinti ben determinati (comune � sovente il caso nell�ammaestramento degli animali selvatici indotti a certe azioni soltanto dalla fame), bens� di far comprendere al cane quando deve e quando non deve seguire i propri istinti.

Gli Impulsi � Pi� che gli istinti, che in pratica non ci servono, noi avremo bisogno nel corso dell�addestramento di incrementare o di reprimere taluni impulsi. L�impulso di seguire qualcosa di fuggente ci aiuter� ad insegnare all�allievo il riporto. L�impulso di difendere la propriet� ci aiuter� a fare un cane da guardia e da difesa. L�impulso del riporto in acqua ci permetter� di avere un cane da soccorso. La tendenza materialistica e naturalistica che purtroppo � ancora radicata nel mondo scientifico, ha indotto molti cinofili a far risalire tutti gli impulsi canini a eredit� ataviche degli antichi cani selvaggi. Queste spiegazioni mi ricordano certi romanzi per adolescenti, nei quali si parla di primitive trib� d�uomini abitatori di caverne.

In verit� occorre essere prudenti nell�abbandonarsi alle spiegazioni tutte basate sull�ereditariet�. Parlavamo poco fa delle api. L�ape operaia esegue lavori che ci appaiono meravigliosi. Eppure n� il padre (fuco) n� la madre (regina) di quell�ape non hanno mai eseguito simile lavoro, n� esso � stato mai eseguito dai nonni, bisnonni o avi, i quali sono stati sempre dei fuchi pigri o delle regine depositatici di uova. L�atavismo non pu� dunque spiegare le straordinarie attitudini dell�ape della formica lavoratrice. Le quali sanno e fanno migliaia di cose che i loro genitori non hanno ami saputo ne eseguito. Questo esempio lampante ci insegna che bisogna essere prudenti, prima di spiegare ogni atteggiamento dell�animale con le pi� o meno romanzesche teorie su antenati selvaggi.

Vi sono altri motivi pi� vasti, pi� profondi e pi� universali che danno al cane gli impulsi di cui dovremo servirci nella nostra opera addestrativa. Per facilitarne la comprensione li abbiamo riuniti in uno scema (fig.1) che pu� aiutarci a penetrare nella psicologia canina.


Elementi di psicologia canina � Ogni essere che si trova su questa terra cerca la felicit�. Uomini, animali, vegetali, perfino i minerali sono costantemente alla ricerca di uno stato maggiormente felice e tendono a sfuggire a stati d�infelicit�. Da questa tendenza semplicissima derivano tutti gli impulsi che cos� variamente muovono le miriadi di esseri del creato. Uno spirito religioso direbbe che, Dio essendo la felicit� assoluta, tutti gli esseri cercano Dio. Quanto al cane egli ha identificato la propria felicit� nell�uomo e quindi l�uomo � il suo Dio.
Nel nostro grafico (fig.1) il motore generale di ogni azione dl cane � la ricerca della felicit�. In questo paragrafo mettiamo in neretto tutte le operazioni che si possono trovare nel grafico della Fig.1.
All�atto della nascita ogni cucciolo porta seco un bagaglio d�impulsi. Il primo � quello di succhiare. Pi� tardi molti altri impulsi entrano in gioco per formare l�individuo. Come risulta dal grafico, la grande maggioranza degli impulsi sono ereditati. Pochi vengono acquisiti in seguito all�esperienza diretta che il cane ha nella vita, esperienza che � per� disordinata. Quando essa diventa sistematica si muta in addestramento, il quale � appunto un succedersi di esperienze che permettono al cane di distinguere il bene dal male, nella sua ricerca della felicit�. Il cane ben addestrato segue ci� che considera bene ed evita ci� che considera male. Ora siccome il suo bene corrisponde all�utile dell�uomo , ecco come soltanto attraverso l�addestramento il cane diviene utilitario.

Oltre alla gran massa di impulsi ereditati ed ai pochi che vengono acquisiti, troviamo in ogni cane degli impulsi individuali che gli sono propri e che danno ad ogni individuo una particolare originalit�.
L�eredit� ancestrale pu� dividersi in due parti: le eredit� proprie a tutta la specie e le eredit� proprie alla schiatta.
La specie canina d� ai propri componenti un�eredit� che in parte � egoistica e in parte altruistica. Questo � il punto di maggiore somiglianza tra l�uomo e il cane. Nel giovane come vi� la potente forza dell�egofilia (amore verso se stesso) che lo spinge a combattere contro i suoi fratelli per mantenere un osso conquistato e v�� l�altra forza, l�eterofilia (amore verso gli altri) che lo induce ad abbaiare verso l�estraneo che minaccia i medesimi fratelli contro i quali egli lottava un momento prima.

Dall�egofilia deriva tutta una serie di impulsi e di caratteri di grande importanza per la vita psichica del cane. L�impulso verso il cibo donde sorgono la passione per la caccia, la golosit�, l�interesse alla pista e allo scovo e, parzialmente, il gusto al riporto. Quest�ultimo carattere � determinato in parte anche da un altro impulso,che chiamo Impulso al movimento. Trattasi della necessit� di moto che persuade l�impiegato a �fare i quattro passi � serali, che spinge la belva in gabbia a girare eternamente in tondo. Quest�impulso � talora cos� forte nel cane che, senza ragione apparente, lo induce ad inseguire abbaiando ogni ciclista di passaggio. Esso si muta nell�ansia dell�inseguimento o della fuga, a seconda s il cane � pi� o meno coraggioso . L�impulso al movimento determina largamente l�amore per il giuoco, dal quale derivano alla lor volta la tendenza al trastullamento e, in senso peggiorativo, la superficialit�, che pu� essere molto fastidiosa nella pratica dell�addestramento.

La facilit� al giuoco subisce per� anche l�influsso di un altro impulso l�impulso di lotta. Da esso derivano la mordacit� effettiva (ed in senso peggiorativo, la facilit� all�eccitazione sproporzionata o fuori proposito) e la combattivit�. Dal medesimo impulso di lotta deriva anche il coraggio, che tuttavia � reso pi� energico dall�impulso di difesa . Quest�ultimo regge la tendenza alla mordacit� apparente, sulla quale avremo modo di trattenerci a lungo pi� avanti. Regge soprattutto la tendenza alla fuga non (come dicevamo prima esaminando i derivati dell�impulso di movimento) quale attuazione di quello sfogo rappresentato dal moto, bens� come volont� di ripararsi lontano da un pericolo . Il pi� egoistico impulso dettato dall�egofilia l�impulso al potere. Esso induce il cane a non accettare la punizione ed a giungere fino alla ribellione. Nei casi meno estremi si trasforma in testardaggine e disobbedienza.
Nel continuare l�esame del nostro grafico, incontriamo una serie di caratteri la cui definizione deve essere chiara, se vogliamo poter conoscere l�animale che dovremo addestrare: tempra, resistenza, temperamento. Per tempra intendo (con il Menzel) la resistenza che il cane oppone ad azioni esterne spiacevoli. Vi � un�evidente analogia con i metalli che , dopo aver subito talune azioni esterne (riscaldamenti e raffreddamenti) , reagiscono differentemente: il ferro e l�acciaio si induriscono (tempra positiva) il rame e il bronzo si ammolliscono (tempra negativa). A seconda della loro tempra dividiamo anche noi i cani in duri e molli, con una serie infinita di gradazioni da un estremo all�altro. Dopo la tempra, un altro importante carattere � la resistenza (che pu� essere fisica o morale ed � spesso interdipendente). Per resistenza intendo quel carattere abituale in un dato cane che gli permette di ritrovare in s� sempre nuove forze (fisiche o morali per fronteggiare una data circostanza e soprattutto per prolungare un dato lavoro. In fine sempre nel grande regno dell�egofilia troviamo il temperamento o indole che dir si voglia. Per temperamento intendo la rapidit� di reazione di un cane ad un certo stimolo che gli proviene dal mondo esteriore. Giustamente Menzel ha rilevato che per giustificare il temperamento , non basta la reazione ad un solo campo di stimoli, occorre verificare numerosi campi e, stabilita una media di reazioni avremo per risultato il temperamento effettivo. Non si pu� ad es. dire che un cane ha un buon temperamento soltanto perch� � un rapido riportatore; occorre verificare la reazione ad altri stimoli (ad es. ad un attacco, a stimoli luminosi e sonori ecc.) prima di pronunciarsi.

A cavallo tra l�egofilia (che ormai abbandoniamo) e l�eterofilia (al cui mondo ci affacciamo), sta l�equilibrio. Esso � la dote morale del cane che gli garantisce una costanza di reazioni utili ai nostri fini, per il quale possiamo fidarci di lui in tutte le circostanze. Segue la vigilanza di cui � evidente l�aspetto esterofilo, ma che nondimeno subisce fortemente l�influsso dell�impulso di difesa. La subordinazione � la virt� esattamente contraria alla disobbedienza, di cui abbiamo parlato prima esaminando i derivati dell�impulso al potere. L�attaccamento � una qualit� pi� avanzata della subordinazione: L�attaccamento � una subordinazione che ama e che si dona.

Pi� oltre, dominati dall�impulso sessuale, troviamo gli stimoli sessuali veri e propri e la tendenza alla protezione della prole, tendenza dalla quale derivano anche altri caratteri. Nell�avanzare ancora troviamo (insieme alla docilit� che ne � in un certo senso il sostrato) tutte le pi� alte doti del cane: la fiducia nell�uomo, il senso del dovere e lo spirito di sacrificio. Quelle doti insomma che gli danno un posto privilegiato nel mondo animale e nella storia dell�umanit�.
Per terminare il nostro sguardo panoramico sulla geografia morale del cane, passiamo alle eredit� proprie della schiatta, alle eredit� cio� che il cucciolo riceve dai suoi antenati diretti. Per schiatta intendo sia la razza (molosso, levriero, pastore, boxer) sia la linea di sangue da cui, entro i limiti della razza, il cucciolo deriva. La razza (con le sue caratteristiche odierne) risale generalmente a circa mezzo secolo, la linea di sangue ad una decina d�anni. La razza d� caratteristiche morali analoghe a tutti i suoi componenti, la linea (se ben selezionata) permette la scelta di soggetti perfettamente adatti al compito loro destinato. Le eredit� della schiatta sono essenzialmente quattro: carattere, vitalit�, discernimento, capacit� di apprendere. Per carattere intendo la media delle caratteristiche morali, risultanti dal comportamento abituale del cane. La vitalit� � il tono vitale (morale e fisico) proprio di ogni individuo. La vitalit� pu� essere alta o bassa e si collega come sostrato al temperamento. Essa � spesso in rapporto con le condizioni di salute. Discernimento � la facolt� di distinguere quale � l�azione giusta al momento adatto. Si tratta di facolt� che facilmente si trasmette nelle schiatte che hanno intima dimestichezza con l�uomo e che da parecchie generazioni sono addestrate allo stesso fine. Analogamente dicesi per la capacit� di apprendere, che risulta molto superiore se l�allievo � figlio o nipote di soggetti addestrati. Abbiamo cos� compiuto il periplo del nostro grafico e stabilito un orientamento generale sulle qualit� del cane. Al centro di tutte queste forze, impulsi, carattere sta il cane, che subisce gli influssi sovente contrastanti dettatigli dall�eredit� ricevuta, dall�esperienza vissuta, dalle sue caratteristiche originali. Star� a noi d�incrementare le doti utili ai nostri fini ed indebolire fino alla scomparsa gli atteggiamenti che ci appaiono come �difetti�.
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