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-> Intervista a Claudio Palchetti

Intervista di Barbara Baravelli per www.clikkailboxer.com
a Claudio Palchetti
boxerista italiano trasferitosi in Argentina
Titolare dell’allevamento “Georgofili”

Quando e come è nata la sua passione per il cane di razza Boxer?
Ci tengo a precisare che per la cinofilia sono un vero e proprio neofita, anche se da sempre ho avuto una certa spiccata passione per i cani. Quando nel 1995 mi sono sposato, avevo una coppia di Jack Russel Terrier e mia moglie Chiara ha iniziato a chiedermi di volere “un cane vero”. Così su forte insistenza di mia moglie e di un amico veterinario, e contro la mia volontà lo ammetto, è stato deciso di indirizzarsi sul boxer. Bontà loro, quando ho iniziato ad avvicinarmi con più interesse alla razza ne è nato un amore travolgente. La vita, si sa, è fatta di avvenimenti imprevisti e così è stato che, pochi mesi dopo che era nato Leonardo, il nostro primo figlio, è arrivata a casa Guya, una piccola femmina tigrata di 2 mesi, nata in una stalla di un allevamento di cavalli in Toscana. Era l’ottobre del 1997.

Stavo già facendo tutti i miei progetti per avere la prima cucciolata, quando è arrivata la necessità di trasferirsi in Argentina. Così abbiamo mollato tutto, venduto l’auto e i mobili di casa, lasciati i Jack Russel ai proprietari della fattoria dove vivevamo, ma Guya ce la siamo portata dietro.

Era evidente che per quanto potesse essere grande il cambiamento e le difficoltà di gestione del cane finchè non ci fossimo sistemati nel nuovo continente (nel frattempo era nata Benedetta, la nostra seconda figlia) ero sicuro che Guya avrebbe sopportato tutto senza troppi disagi, per lei e per noi, a patto di rimanerci vicino. È una delle doti del carattere del boxer che più mi ha sempre affascinato: disposto a tutto a patto di ricevere l’attenzione “fisica” del padrone ed un equilibrio tale da renderlo dolcissimo e giocherellone non appena se ne presenti l’opportunità e al contempo duro e incorruttibile di fronte alla necessità. La riprova è stare a vedere i miei figli, sette, cinque e tre anni (Caterina, l’ultima, è nata in Argentina) giocare nel giardino con i cani a rincorrere una palla, per poi provare a far prendere in braccio la piccola per esempio da parte di un’altra persona: Guya smette immediatamente di giocare, si avvicina con la massima allerta ad un metro della persona, e la guarda senza perderla d’occhio. Poi rimettete giù la bimba e tutto torna come prima: a rincorrere la pallina! Carlo Magno invece, arrivato adulto e recentemente in casa nostra, essendo un po’ un “bruto” dato che pesa oltre 40 kg, la prima volta che si è avvicinato a Benedetta l’ha fatta cadere per terra; si è preso un bello strattone da parte mia con un forte e secco “NO” e da allora si avvicina ai bambini con la delicatezza di una principessa. Questo è il boxer a cui mi sono appassionato, senza contare l’eleganza e la nobiltà, a muscoli tesi, che sa tirar fuori quando lo si presenta in pista vicino ad altri cani.

Che cosa ha significato per lei, dal punto di vista boxeristico, trasferirsi in Argentina?
A dire il vero in pratica tutto, in quanto come raccontavo in realtà ho iniziato ad allevare i boxer una volta già in Argentina. Una cosa però la sto soffrendo in maniera particolare, ed è la mancanza di buona genetica.

Ci sono molti allevamenti di Boxer, ovvero il boxer è una razza diffusa in Argentina?
In questo momento il Boxer in Argentina è una razza molto diffusa e popolare, perchè è un cane facile da gestire, sempre allegro, ed in generale per la cultura popolare, tutti lo associano con “il miglior cane per i bambini” (ed in Argentina le famiglie hanno generalmente molti figli). Purtroppo, un po’ per mancanza di cultura cinofila, un po’ dietro alla crisi argentina (per le persone comuni è diventato caro anche l’iscrizione di una cucciolata al registro) la maggior parte dei cuccioli risultano senza pedigree, mentre gli allevatori hanno difficoltà a vendere i propri cuccioli. Oltre al fatto che essendo razza molto diffusa, abbondano gli incroci casalinghi e casuali.

Esistono delle differenze sostanziali rispetto al panorama europeo? Se si quali sono?
Credo stiamo parlando di due mondi totalmente diversi...

Su quale Standard si alleva in Argentina?
Vorrei chiarire innanzitutto che la FCA, Federazione Cinofila Argentina, appartiene alla FCI internazionale, così come l’Italia, e pertanto vale lo stesso standard. Di fatto poi i principali riproduttori che sono stati utilizzati nell’allevamento sono stati tutti di linee di sangue Nordamericane e quindi il boxer argentino ricorda molto più il boxer americano che non il nostro. Quanto al cane, senza ombra di dubbio, siamo di fronte a due razze diverse, sia morfologicamente che caratterialmente.

Quando sono arrivato in Argentina non sapevo dell’esistenza di un “altro” boxer ed ero esterrefatto per i “brutti” boxer che vedevo per strada. Poi un giorno, da lontano, nel giardino di una casa, ho visto per la prima volta un boxer che mi piaceva, mi sono avvicinati e mi sono fermato un po’ lì, perplesso. Non era brutto, ben proporzionato, era un maschio fulvo con macchie bianche abbondanti ma ben distribuite ma era più piccolo della mia femmina, con uno scheletro leggero, sebbene fosse molto muscoloso, ed una testa che mi sembrò al limite dell’atipico con uno strano sguardo che per me non era quello del boxer. In quel momento, attirato dalla mia attenzione per il cane, si presenta il padrone (che oggi è diventato il mio veterinario!) e ci spiega che siamo di fronte a “Falucho Al Ghabdan”, Gran Campione Argentino, da tutti riconosciuto in quel momento il più bel boxer mai nato a Santa Fe. Questo stesso cane tra l’altro oggi è padre di “Kuhn de Port Lamar” vincitore della Coppa “Boxer Top Twenty” anno 2002, massimo riconoscimento cui può aspirare un boxer in Argentina.

Ci può raccontare se ci sono grandi differenze tra la mentalità del boxerista Europeo e quello Argentino?
Oggi mi sono fatto un’idea abbastanza chiara della realtà della razza e del perchè si è arrivati a queste deviazioni. Non si fanno selezioni in base al carattere e non esistono competizioni di lavoro cui un boxer possa partecipare, nè esistono riconoscimenti simili alla nostra “selezione” da parte del Boxerclub. Quindi l’unico parametro che resta a disposizione degli allevatori è la vittoria dei titoli di bellezza sul ring. Di fatto questo è e rimane per tutti l’unico parametro di selezione. E qui arriva il boxer americano, vero e proprio ballerino strappa applausi, con tanto di calzette bianche ed ossatura leggera per risaltarne l’elasticità nei movimenti, ed ancora testa leggera e leve posteriori molto lunghe con angolature accentuate per allungarne il trotto. Aggiungeteci l’abitudine a presentare il cane solamente in posizione plastica o al trotto ma sempre e solo attento ai movimenti del proprio handler ed anche il carattere proprio del boxer non ha più senso. Forse esagero e come dicono i miei amici allevatori argentini, voglio a tutti i costi difendere il mio boxer europeo, ma guardate voi le foto che vi mando e che sono dei più bei boxer della provincia di Santa Fe, con tanto di prestigiosi titoli vinti, e inizierete a farvene un’idea. Guardate la testa della mia Barbera dei Georgofili, campionessa argentina 2002, e pensate che i commenti degli addetti ai lavori nelle esposizioni girano intorno al fatto che è “la più bella testa al momento in tutta Argentina”!

Come si svolge la vita boxeristica in Argentina?
Fino a qualche mese fa avrei risposto “rincorrendo le esposizioni”, oggi devo ricredermi perchè ho incontrato dei veri boxeristi che allevano linee di sangue ricercate e recuperate in Europa, principalmente in Spagna, che, praticamente esclusi dai ring, se la passano godendosi i propri cani con gli amici boxeristi che condividono la stessa passione e, perchè no, ci scommetto, sognando un giorno di sfidarsi sui ring delle esposizioni.

Ci racconti per cortesia un episodio o un evento che l’ha colpita maggiormente.
Lo scorso anno, deciso a dare una svolta decisiva al mio allevamento, sono finalmente riuscito a portarmi in Argentina un maschio adulto di una delle migliori linee di sangue di Alessandro Tanoni (che non posso non ringraziare anche in questa occasione), Carlomagno del Colle dell’Infinito, già padre di Combo del Colle dell’infinito, che forse qualcuno ricorda sui ring italiani negli ultimi due anni. Bene, il cane arriva in Argentina, riesco a provarlo con un paio di femmine (purtroppo tutte di linea americana), poi il cane inizia ad ammalarsi: il cambio di continente, il cambio di stagione, i 35°C con l’80% umidità dell’estate di Santa Fe, fan si che il povero Carlomagno, persi vari chili, si sia ripassato tutta la lista delle malattie batteriche e dei funghi che possono affliggere la salute di un cane. Perfetto, molte cure, molta pazienza, ed il cane si rimette. Giusto in tempo per servire le prime due femmine di sangue europeo, una di mia proprietà (la vecchia Guya) e l’altra di un nuovo conosciuto di una città vicina proprietario di un bel allevamento di boxer tutti inizialmente importati dalla Spagna sulle linee di sangue di Nick de Ruphete e Baron Rojo de Villalba, che mi aveva cercato per essere venuto a conoscenza dell’arrivo di Carlomagno. A questo punto della storia la sua femmina abortisce e la mia rimane vuota. La cosa non mi piace, le premesse erano state tutte compiute nel modo corretto per cui se non era proprio un caso, qualcosa non funzionava. Fu così che provai a fare un’analisi dello sperma e risultato? Carlomagno era diventato completamente sterile! Metto subito in moto il mio veterinario ed iniziamo tutta una serie di accertamenti dai quali non risulta niente di anomalo. Eppure il problema era evidente ed il cane sei mesi prima era ben fertile, io stesso ne avevo tirato fuori 12 cuccioli. Mi richiama il tipo di Rosario e mi dice di voler provare con una nuova femmina. A questo punto, non volevo raccontar frottole e un pò demoralizzato ho raccontato la difficoltà in cui mi trovavo. Risulta che il tipo è un veterinario e che ha una specializzazione sui problemi di riproduzione per cui, deciso ad usare Carlomagno per il suo allevamento mi propone di fargli tenere un tempo il cane per iniziare tutto uno speciale ceck-up per tentare di individuare il problema e se mai possibile risolverlo. Il tutto assolutamente gratis, solo per avere la possibilità di usare il cane per servire alcune delle sue femmine così come per il motivo che mi aveva cercato la prima volta.

Se uno conoscesse gli argentini capirebbe bene quanto la cosa sia decisamente eccezionale!


Quali sono state le motivazioni che l’ hanno indotta a fare il grande passo (da privato ad allevatore)?
Di sicuro la rabbia per per quei “brutti” boxer (se boxer possono chiamarsi ... scusate) americani.

Come viene percepito da parte degli argentini il lavoro sportivo con il boxer, ma anche in generale con il cane? Esistono test comportamentali?
Purtroppo questa è una nota decisamente dolente di tutto l’allevamento argentino ad esclusione dei soli pastori tedeschi. Con il boxer non si lavora, sembra quasi un’offesa, si vincono solo i best in show! Qualcuno li usa per l’agility, i più piccoli ed agili (boxer?!)

La razza è sottoposto ad una sorta di selezione ?
No, neanche questo.

La razza è sottoposta a ricerca e prevenzione sanitaria?
No, ...

In Argentina, esiste un Boxer Club sullo stile di quelli Europei?
Sì, esiste, è lo stile che ...

In Argentina, esiste l’allevatore con affisso? ed eventualmente è paragonabile al nostro significato di affisso? se si quale è il percorso per divenire un allevatore con affisso?
Sì, esiste, io infatti sono registrato come allevatore di boxer nel Kennel Club Argentino. La regola è però diversa dalla nostra: qui se vuoi avere una cucciolata e registrarla con pedigree sei obbligato a prendere l’affisso. Niente affisso, niente pedigree. Oppure, al contrario, chiunque paga l’iscrizione ha il suo affisso, basta essere proprietario di un cane femmina.

Cosa ne pensa delle recenti legiferazioni emanate in Europa relative ai “cani pericolosi”
e cosa ne pensano i cinofili Argentini che lei frequenta?
Sinceramente non è e non è stato tema di discussione in Argentina. Io personalmente ho seguito la cosa, attonito, sui giornali italiani. Penso che ci sarebbe da lavorarci sopra molto ancora ...

Il futuro boxeristico in Argentina secondo lei subirà di più un’influenza americana o europea?
Per ora vince l’influenza americana e continuerà ad essere così finchè saranno gli handler a decidere che cane vogliono presentare in pista. In realtà però sono convinto (e per questo mi sono messo sotto a lavorare) che nel lungo periodo tornerà fuori il caro vecchio boxer europeo perchè già iniziano ad aumentare gli appassionati (negli ultimi 2 anni siamo passati da 2 a 8!) e ci sono già i primi 2 allevatori di boxer argentini che hanno deciso definitivamente di abbandonare la linea di sangue americana per quella europea. Mi sembra siano segni molto importanti.

Ed abbiamo progetti ancora più importanti: quest’anno per la prima volta vogliamo riuscire ad organizzare un raduno “esclusivo” per boxer di linea europea nell’ambito di un raduno cinofilo importante (probabilmente a Rosario) e se la cosa riesce iniziare ad invitare magari un allevatore europeo riconosciuto che ci sappia dare suggerimenti e consigli per i nostri allevamenti.

La sfida più grossa rimane comunque quella di reperire genetica appropriata da importare, dato che comunque con il super euro l’impegno in questo senso è veramente molto oneroso per tutti.

Grazie per averci concesso il suo tempo e averci così dato modo di conoscere meglio Lei ed attraverso lei anche un mondo, alla maggior parte di noi, sconosciuto.

Barbara Baravelli